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Wellnessproducts > Aria

L'umidità dell'aria

Umidità: un bene per la terra, un male per la salute

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Con il termine umidità si suole definire la quantità di vapore acqueo presente nell'atmosfera. Il vapore acqueo proviene dalle acque presenti sulla terra che continuamente evaporano passando nell'aria. Esistono tre parametri diversi per definire l'umidità: per umidità assoluta si intende il peso del vapore (espresso in grammi) nell'unità di volume (espresso in metri cubi); con umidità relativa si definisce il rapporto tra la pressione effettiva del vapore contenuto nell'aria, e la pressione che si avrebbe se l'aria fosse satura alla stessa temperatura (esiste una tabella con la pressione di vapore acqueo presente nell'aria satura alle varie temperature). Infine, per umidità specifica si intende il rapporto tra il peso del vapore e il peso dell'aria secca, in un dato volume.

La presenza di vapore acqueo nell'aria è una condizione fondamentale per la terra: un ambiente eccessivamente secco è deleterio per le piante, che non possono sopravvivere in ambienti desertici. Ma sulla salute, e su tutte le invenzioni dell'uomo, l'umidità ha effetti dannosi. In particolare sulle nuove tecnologie, agisce in maniera negativa: basti dare un'occhiata ai vari libretti d'istruzione, per verificare come sia sempre consigliato un ambiente a bassa percentuale di umidità affinchè l'apparecchio funzioni correttamente. Questo perché all'interno di strumenti elettronici è necessario mantenere in perfetto stato le condizioni dei singoli elementi elettrici: l'elettricità che in essi scorre può essere deviata parzialmente da un ambiente troppo umido (l'umidità è pur sempre una forma d'acqua, e l'acqua è un ottimo conduttore di elettricità).

Analogamente, l'umidità è dannosa per le costruzioni: infiltrandosi tra i mattoni di un palazzo, l'umido gonfia le pareti, provocando crepe e caduta di intonaco.

Anche sull'uomo ha effetti negativi, ma solo in condizioni di forte umidità. Una certa quota d'acqua sotto forma di vapore è indispensabile per la pelle e per le mucose: vivere in un ambiente eccessivamente secco provoca problemi alla mucosa del naso, alla congiuntiva degli occhi, alla cute, ai polmoni. Non è un caso difatti che l'uomo sia predisposto di meccanismi per evitare l'eccessiva secchezza: la sudorazione della pelle, la secrezione delle lacrime degli occhi, la produzione del muco nasale e del cerume, la presenza di cellule mucipare (che producono muco) nell'epitelio delle vie aeree, sono tutti dispositivi anatomici che prevengono i danni.

Allo stesso tempo, però, un microclima troppo umido è dannoso per la salute. L'elevata umidità determina la crescita di muffe, favorisce il proliferarsi di batteri e funghi: si realizza così un ambiente poco salubre, e le possibilità di infezione salgono vertiginosamente. I microrganismi, difatti, non sopportano climi secchi, e non a caso scelgono l'interno del corpo umano per proliferare, dove l'umidità è notevolmente alta.

Ancora più preoccupante è l'umidità associata all'alta temperatura. Il corpo umano, per proteggersi dal calore, produce il sudore, che disperde così il caldo accumulato. Perché la temperatura si abbassi producendo sudore, occorre che il liquido evapori, e passi così nell'aria: il passaggio di stato da liquido a vapore sottrae energia (sotto forma di calore) al corpo umano, e la nostra temperatura si abbassa. Ma se l'aria che ci circonda è già satura, o quasi, di vapore acqueo, l'evaporazione del sudore avverrà molto lentamente, con la conseguenza che non riusciremo a riportare la nostra temperatura a livelli ottimali. Ecco perché sempre più spesso, nelle previsioni meteorologiche sentiamo parlare di temperatura effettiva e di temperatura percepita: la nostra percezione del calore dipende sia dalla temperatura effettiva, ma è influenzata anche dalla umidità relativa dell'aria. Così, ad una data temperatura, la nostra percezione del calore sarà tanto più elevata quanto più è alta la percentuale di umidità.

Ma torniamo ancora una volta sul problema della salubrità e dell'igiene, problema molto più presente nel periodo invernale. Mentre d'estate facciamo sempre arieggiare le nostre abitazioni (anche per trarne refrigerio), d'inverno le case sono quasi sempre chiuse, e gli impianti di condizionamento sempre in funzione. La presenza di persone, animali e piante, assieme ai vapori della cucina, porta all'aumento dell'umidità presente all'interno di una qualsiasi abitazione, e di questo possiamo rendercene conto osservando come si appanni una qualsiasi finestra a contatto con l'esterno: l'alta temperatura dell'aria nella casa mantiene l'acqua sotto forma di vapore acqueo, ma vicino ad una finestra, sempre fredda perché a contatto con l'esterno, la temperatura è notevolmente più bassa, e il vapore acqueo torna nuovamente allo stato liquido, condensando vicino al vetro. Senza una buona areazione dell'ambiente domestico, l'atmosfera umida crea un ambiente poco salubre: una qualsiasi malattia tarderà a guarire, l'acne sulla pelle è più favorito a formarsi, crescono muffe sul soffitto o nel terreno delle proprie piante. Per questo è indispensabile provvedere ad arieggiare l'ambiente, o, se le temperature esterne non lo permettono, cercare di ridurre l'umidità con apparecchi deumidificatori.

Il consiglio dei medici, è quello di mantenere una percentuale d'umidità compresa tra il 40% e il 60%, con un valore ottimale intermedio tra i due. Le condizioni estreme, di eccessiva umidità e di ridotta umidità, sono entrambe dannose per la salute dell'uomo. Per questo, se ci si accinge alla scelta di un deumidificatore, si deve optare per un apparecchio che registri l'umidità interna e provveda a mantenere un adeguato apporto di vapore acqueo nell'ambiente. Fondamentale è poi provvedere alla pulizia di questi strumenti, perché possono a loro volta essere fonte di malattie. Un esempio è la legionella, batterio che prolifera nelle acque stagnanti. Gli apparecchi che provvedono a regolare l'umidità di un ambiente sono difatti provvisti di una certa quota d'acqua da far evaporare in caso di ridotta umidità: tale acqua, essendo vicino a fonti di calore (il motore che funziona all'interno dell'apparecchio), è riscaldata, e al suo interno può crescere questo batterio, che poi bassa nell'aria quando l'acqua viene fatta evaporare. È così causa della cosiddetta "polmonite del legionario", così definita non perché colpisce esclusivamente i militari, ma perché il primo caso di legionellosi fu riscontrato nel 1976, quando un gruppo di veterani riunitisi in un albergo, contrassero questa malattia, essendo l'albergo provvisto di impianti di condizionamento non tenuti in perfette condizioni igieniche.
17.09.Eszter Langer